{"id":2602,"date":"2012-12-10T22:51:19","date_gmt":"2012-12-10T21:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/snalsfrosinone.it\/?p=2602"},"modified":"2012-12-14T22:53:19","modified_gmt":"2012-12-14T21:53:19","slug":"una-nuova-agenda-per-litalia-e-leuropa-promozione-del-lavoro-e-della-buona-occupazione-in-funzione-dello-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.snalsfrosinone.it\/?p=2602","title":{"rendered":"Una nuova agenda per l&#8217;Italia e l&#8217;Europa. Promozione del lavoro e della &#8220;buona&#8221; occupazione in funzione dello sviluppo"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><strong>Una nuova agenda per l\u2019Italia e l\u2019Europa. <em>Promozione del<\/em><em> lavoro e della \u201cbuona\u201d occupazione in funzione dello sviluppo<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">(Editoriale del Segretario Generale della Confsal 10 dicembre 2012)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si riporta, di seguito, il testo dell\u2019editoriale del Segretario Generale della Confsal che verr\u00e0 pubblicato sul prossimo numero dell\u2019organo di stampa della nostra Confederazione: \u201c<strong><em>Confsal, Societ\u00e0, Cultura, Lavoro<\/em><\/strong>\u201d:<!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Una nuova agenda per l\u2019Italia e l\u2019Europa<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p align=\"center\">PROMOZIONE DEL LAVORO E DELLA \u201cBUONA\u201d OCCUPAZIONE<\/p>\n<p align=\"center\">IN FUNZIONE DELLO SVILUPPO<\/p>\n<p align=\"center\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"center\"><em>di<\/em><em> Marco Paolo Nigi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Consiglio Generale della Confsal di ottobre 2012 ha riaffermato la centralit\u00e0 del lavoro quale primario valore sociale e quale fondamentale fattore per la competitivit\u00e0 di impresa e di sistema e per l\u2019efficienza delle pubbliche amministrazioni e, quindi, per la crescita economica.<\/p>\n<p>La Confsal, valutando la gravit\u00e0 del <em>trend<\/em> negativo dell\u2019economia italiana in termini occupazionali e retributivi e conseguentemente di domanda interna, ha individuato nella promozione del lavoro la via obbligata per la ripresa della crescita economica.<\/p>\n<p>L\u2019ISTAT e l\u2019EUROSTAT, attraverso la rilevazione e la pubblicazione dei dati sul lavoro, hanno certificato che la vera, grande questione italiana ed europea \u00e8 costituita dalla disoccupazione e dalla precarizzazione del rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>In Italia, secondo l\u2019ISTAT, i disoccupati ammontano a 2,87 milioni di unit\u00e0, pari all\u201911,1%, valore record dell\u2019ultimo ventennio. In un anno la disoccupazione \u00e8 aumentata del 2,3%, passando dall\u20198,8% del 2011 all\u201911,1% del 2012.<\/p>\n<p>La disoccupazione giovanile si \u00e8 attestata al 36, 5%, un valore mai raggiunto in regime di moneta unica europea, aumentando in un anno del 6%.<\/p>\n<p>I lavoratori precari, pure in aumento, raggiungono 2,8 milioni di unit\u00e0 e i contratti part-time sono 3,8 milioni.<\/p>\n<p>In Eurozona si contano circa 19 milioni di disoccupati, pari all\u201911,7%, il tasso pi\u00f9 alto dall\u2019introduzione dell\u2019euro, e i posti di lavoro in meno, in un solo anno, ammontano a circa 2 milioni.<\/p>\n<p>La crisi del debito pubblico, le \u201cforti\u201d politiche di austerit\u00e0 realizzate in tempi brevi e la recessione globale ed europea hanno portato ad una disastrosa situazione economica e sociale per gli alti livelli di disoccupazione e di precarizzazione del rapporto di lavoro.<\/p>\n<p>In un contesto socio-economico caratterizzato da una duratura stasi dell\u2019occupazione complessiva e da un aumento di oltre mezzo milione di\u00a0 occupati <em>over 55<\/em>, anche per effetto delle riforme previdenziali e pensionistiche intervenute negli ultimi anni, e da tagli lineari agli organici delle pubbliche amministrazioni uniti al blocco del <em>turn-over<\/em> del pubblico impiego, \u00e8 consequenziale aspettarsi un significativo aumento della disoccupazione giovanile e femminile. C\u2019\u00e8 anche da evidenziare che l\u2019attuazione della recente riforma \u201cFornero\u201d delle pensioni non ha ancora prodotto i suoi effetti, che da questo punto di vista non potranno essere positivi.<\/p>\n<p>Pertanto, se l\u2019economia non cresce, e con essa la domanda di lavoro, per assorbire l\u2019aumento dell\u2019offerta di lavoro degli <em>over 55<\/em>, \u00e8 inevitabile un ulteriore aumento della disoccupazione dei giovani e delle donne.<\/p>\n<p>La recessione costringe le imprese a ridurre il personale in eccesso, a usare gli ammortizzatori, a ricorrere al lavoro temporaneo e alla riduzione dell\u2019orario di lavoro, anche trasformando i contratti <em>full-time<\/em> in contratti <em>part-time. <\/em>Ed \u00e8 cos\u00ec che aumenta il precariato e il <em>part-time<\/em> involontario.<\/p>\n<p>E tutto questo \u00e8 riscontrabile in un momento in cui l\u2019attuazione della riforma \u201cFornero\u201d del mercato del lavoro vive tutte le sue contraddizioni e criticit\u00e0, con particolare riferimento ad alcuni importanti istituti normativi. L\u2019aumento del costo della flessibilit\u00e0 \u201cbuona\u201d, ovvero dei contratti a tempo determinato garantiti dalle leggi e dai contratti collettivi, ha prodotto effetti negativi sull\u2019occupazione, rendendo la conferma pi\u00f9 difficoltosa. Il provvedimento, peraltro, non sembra aver favorito l\u2019occupazione \u201cbuona\u201d e stabile. L\u2019istituto dell\u2019apprendistato, quale contratto di ingresso dei giovani al lavoro, rappresenta, al momento, circa il 4% delle assunzioni ed \u00e8 utilizzato soltanto quello professionalizzante. Infatti, le imprese non utilizzano l\u2019apprendistato di primo livello e, in molti casi, non possono ricorrere a quello di alta formazione e ricerca, anche per effetto dei gravi ritardi della prevista normazione da parte delle Regioni.<\/p>\n<p>Comunque, al di l\u00e0 delle recenti norme del diritto del lavoro, si rende indispensabile puntare decisamente all\u2019occupabilit\u00e0 dei giovani e conseguentemente operare sull\u2019impegnativo fronte dei servizi a sostegno delle competenze e delle professionalit\u00e0 spendibili in linea con le richieste del mondo della produzione, al fine di facilitare l\u2019incontro della domanda e dell\u2019offerta di lavoro.<\/p>\n<p>In merito alla crescita economica e occupazionale e alla promozione del lavoro il Governo \u201cMonti\u201d con la sua discutibile agenda non ha registrato risultati incoraggianti e ha disatteso il suo stesso programma.<\/p>\n<p>L\u2019azione governativa, infatti, spinta dall\u2019emergenza finanziaria e fortemente orientata al risanamento dei conti pubblici, non ha salvaguardato il lavoro e non ha sostenuto l\u2019impresa \u201cvirtuosa\u201d e la \u201cbuona\u201d occupazione.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 confermato dalla comparazione dei dati ISTAT del 2011 e del 2012 su occupazione e crescita.<\/p>\n<p>E\u2019 evidente l\u2019insufficienza delle riforme per lo sviluppo e sono verificabili i notevoli ritardi nell\u2019attuazione delle relative leggi.<\/p>\n<p>E\u2019 soprattutto grave il ritardo del Governo e del Parlamento in merito all\u2019approvazione della \u201cdelega fiscale\u201d, strumento fondamentale per rilanciare il lavoro.<\/p>\n<p>Pertanto, l\u2019agenda per coniugare rigore e crescita non pu\u00f2 essere quella \u201cmontiana\u201d dell\u2019austerit\u00e0 che ha stressato l\u2019economia.<\/p>\n<p>L\u2019agenda per l\u2019Italia, invece, dovr\u00e0:<\/p>\n<ul>\n<li>razionalizzare la spesa pubblica, abbandonando il metodo dei tagli lineari ed eliminando gli sprechi;<\/li>\n<li>affermare la priorit\u00e0 di alcuni capitoli di spesa: istruzione, ricerca, sanit\u00e0, sicurezza e giustizia;<\/li>\n<li>dismettere funzioni pubbliche improprie e non necessarie;<\/li>\n<li>ridurre il costo della politica;<\/li>\n<li>tenere sotto controllo il debito pubblico;<\/li>\n<li>ridurre la pressione fiscale, utilizzando tutte le risorse derivanti da un serio contrasto all\u2019evasione, all\u2019elusione e all\u2019erosione fiscale;<\/li>\n<li>operare una efficace lotta al lavoro sommerso, eliminando o almeno riducendo drasticamente l\u2019evasione contributiva;<\/li>\n<li>stimolare le attivit\u00e0 private con l\u2019ampliamento reale della concorrenza.<\/li>\n<\/ul>\n<p>L\u2019agenda dell\u2019Eurozona dovr\u00e0 recuperare la centralit\u00e0 delle politiche per la crescita economica, intervenendo su<em>:<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>occupazione e inclusione sociale;<\/li>\n<li>servizi pubblici e energia;<\/li>\n<li>credito e fisco;<\/li>\n<li>investimenti pubblici in cultura e ricerca.<\/li>\n<\/ul>\n<p>In conclusione, se si vuole effettivamente dare una prospettiva di sviluppo all\u2019Italia e all\u2019Eurozona si deve liberare l\u2019economia dalla \u201ccamicia di forza\u201d della eccessiva austerit\u00e0 e portare finalmente il lavoro al centro dell\u2019impresa, dell\u2019economia e della societ\u00e0 italiana ed europea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nuova agenda per l\u2019Italia e l\u2019Europa. 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